La sessualità è uno degli aspetti che prima risente di un tumore al seno.


Perché? Perché il seno è il vero e proprio centro dell’immagine corporea femminile, una donna spesso si identifica con il suo seno, grande o piccolo che sia. È un aspetto fondamentale che non andrebbe mai dimenticato o sottovalutato quando si affronta il cancro al seno.

Tutto è stravolto e l’istinto di sopravvivenza la fa da padrone: preoccupazioni economiche, per il lavoro, dubbi su come rapportarsi con i figli o con gli altri componenti della famiglia…tutto fa scivolare la sessualità in secondo piano e il desiderio sessuale viene accantonato perché “inutile” e a volte persino “ridicolo”.
E’normale per una donna che sta vivendo un’esperienza di tumore al seno sentirsi quasi invasa da un sentimento di negatività rispetto la propria immagine corporea, soprattutto se vi è la presenza di operazioni chirurgiche che modificano l’aspetto del seno.
Alcune donne si sentono a disagio a mostrare e coinvolgere attivamente il seno “malato” nella sessualità, come se escludessero che questa parte corporea possa più, in alcun modo essere veicolo di piacere.

La perdita di interesse rispetto al sesso, ovviamente può avere una componente psicologica, ma fondamentalmente si tratta di un problema fisico, e quindi come tale va accettato. Spesso si riscontrano mancanza di desiderio sessuale, bassa autostima, minore raggiungimento dell’orgasmo, dolore durante i rapporti, il tutto dovuto ad una maggior secchezza vaginale determinata dalla terapia.
La chirurgia e i trattamenti per la cura di un tumore all’apparato riproduttivo possono produrre secchezza vaginale e dolore nei rapporti. Questa condizione fisiologica spesso si traduce in un calo del desiderio dovuto alla paura di provare dolore durante.
Di fronte a una situazione del genere un partner può percepire scarso interesse, rifiuto e insensibilità.

Cosa fare?

1.Avere un atteggiamento positivo: essere ottimisti e centrati sui propri obiettivi aiuta a lottare per riconquistare la propria sessualità, nella piena convinzione che la maggior parte delle problematiche sessuali possano essere facilmente risolte.

2.Parlare con il partner: aprirsi, essere franchi e sinceri con l’altro, ricercare insieme informazioni, documentarsi e poi sperimentare nuovi approcci vi aiuterà a preparare il modo migliore per affrontare la sfida più grande che una donna possa mai immaginare, superando questa malattia insieme.

3.Parlare con il proprio medico: sicuramente è l’ultima cosa che vorresti fare, ma parlarne può aiutarti a trovare delle risposte e farti sentire più a tuo agio. Poiché i problemi di natura sessuale sono spesso legati a una riduzione dei livelli di estrogeni, progesterone o testosterone dovuta al trattamento, devi essere quanto più esplicita possibile con il tuo medico per consentirgli di trovare la terapia migliore.

4.Richiedi un supporto psicologico.

Oltre agli aspetti prettamente psicologici, vi sono situazioni negative indotte dalla malattia stessa. I tumori che colpiscono mammella, ovaio e utero possono essere sensibili agli ormoni femminili e richiedere una terapia che ne blocchi gli effetti sull’organismo, un po’ come succede durante la menopausa. In caso di asportazione delle ovaie, non vi è più produzione endogena di ormoni e la chemioterapia stessa, indipendentemente dalla malattia per la quale viene utilizzata, interferisce con i cicli ormonali.

La perdita dei normali cicli ha un impatto psicologico molto forte soprattutto fra le più giovani (20-40 anni) che devono affrontare la scomparsa delle mestruazioni, un rapido e forzato passaggio alla menopausa e la necessità di rinunciare o, più spesso, rimandare di qualche anno, a una maternità forse desiderata e non ancora realizzata. Oggi, infatti, è abbastanza frequente, dopo un trattamento ormonale anche di qualche anno, poter procedere con una gravidanza, ovviamente dopo che l’oncologo di riferimento ha dato il suo assenso ritenendo che il rischio di recidive può essere considerato minimo.

Lafrancisonoio

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